Il Parmigiano Reggiano è uno dei prodotti più richiesti al mondo, e, di conseguenza, anche uno dei più falsificati.

Il dilagare delle copie più o meno credibili sembra senza controllo e per molto tempo l’attenzione è stata focalizzata ai commerci esteri e alle truffe effettuate nei vari paesi del mondo. Oggi, tuttavia, si tende a riportare il problema in casa nostra, in particolare sul Consorzio di tutela che dovrebbe, per l’appunto, tutelare l’autenticità di questo prodotto che è un vanto per la nostra nazione.

Questo Consorzio è diretto da Riccardo Deserti, l’imprenditore era già stato coinvolto un’inchiesta per corruzione nell’assegnazione di appalti con conseguente custodia cautelare voluta dalla Procura di Roma e annullata lo scorso 4 gennaio ed ora è nuovamente agli arresti domiciliari con l’accusa di aver prelevato dei documenti nel corso di una visita al Ministero successiva al 4 gennaio stesso.

Quest’ultima accusa, tuttavia, è ancora da provare in quanto la difesa di Deserti sostiene che le carte potrebbero essersi mischiate con quelle dell’imprenditore in occasione di una precedente visita. In attesa che la verità venga fuori nell’udienza della prossima settimana la Coldiretti di Parma, Reggio Emilia e Modena  hanno chiesto con fermezza una  gestione più trasparente di un prodotto tanto prezioso e frutto del lavoro di numerosissime persone.

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