La storia di Yu inizia in Giappone circa 5 anni fa quando fu ritrovata a largo della costa da un gruppo di pescatori, era ferita molto gravemente probabilmente in seguito all’attacco di uno squalo e aveva riportato la perdita di entrambi gli arti anteriori. I pescatori, impietositi dalle sue condizioni, la soccorsero e la Caretta Caretta fu presa in custodia  dagli operatori del Suma Aqualife Park di Kobe. Nonostante le prime cure ne avessero assicurato la sopravvivenza era difficile credere ad un lieto fine per Yu. La situazione fu valutata dal direttore della Sea Turtle Association del Giappone, il Dottor  Kamezaki. Kamezaki conosceva la condizione di Yu ma aveva pensato di reinserirla nell’Oceano dopo le cure iniziali per far si che tornasse il più presto possibile nel suo habitat. Un giovane studente che collaborava con lui, tuttavia, gli fece notare che la tartaruga avrebbe potuto trovarsi impreparata ad affrontare un altro attacco di squalo e lo pregò di fare qualcosa per renderla più autonoma e resistente, fu allora che Kamezaki  iniziò a progettare delle pinne artificiali in collaborazione con una società giapponese specializzata in protesi, la Kawamura Gishi.

La svolta giunse grazie al lavoro di un’equipe di ricercatori dell’università di Tokyo guidati da Katsufumi Sato, Emerging Explorer di National Geographic, i ricercatori, partendo dal progetto di Kamezaki, riuscirono a realizzare un paio di protesi stampate in plastica e collegate ad una sorta di “giacca” che si aggancia al guscio di Yu. Le protesi ospitano anche i piccoli monconi che Yu ha al posto delle pinne anteriori consentendole di effettuare i movimenti in maniera naturale. Non possiamo ancora affermare che la tartaruga sia tornata ad una vita normale, le protesi, infatti, hanno considerevolmente diminuito la sua velocità di nuoto e l’attrito causato dalla “giacca” non permette grandi miglioramenti. Nonostante ciò Karin Hayashi, una delle ricercatrici del team che ha contribuito alla realizzazione delle protesi, si dice ottimista sulla capacità di ripresa di Yu in quanto l’equipe sta lavorando per risolvere anche questi problemi e sta valutando la messa a punto di un sistema che fissi le protesi direttamente al corpo della tartaruga senza bisogno della giacca.

La storia di Yu, oltre ad essere un bell’esempio di collaborazione umana è anche un prezioso precedente per quel che concerne l’utilizzo della tecnologia nella tutela degli animali in difficoltà.

Via | www.nationalgeographic.it